Si profila un disastro ambientale “senza precedenti” dopo l’incendio e il crollo della piattaforma petrolifera della BP nel Golfo del Messico, a soli 70 km a largo delle coste della Luisiana. La struttura, che ora si trova a cinque mila metri di profondità, sta perdendo circa 160mila litri di petrolio al giorno e le operazioni per tentare di chiudere le falle sono difficili sia per la profondità a cui si deve operare sia per il maltempo che sta colpendo al zona. L’ultimo disperato tentativo è affidato a speciali robot che tenteranno di “mettere un tappo di sughero a una bottiglia di champagne”, così viene definita l’operazione dalla compagnia.
Anche se per adesso fare previsioni è complicato, si pensa che tra pochi giorni la macchia di petrolio potrebbe raggiungere le coste dello proprio della Luisiana, causando un disastro ecologico enorme, in un ecosistema già provato dall’Uragano Katrina. Per adesso la fuoriuscita, che sta raggiungendo le dimensioni di 1.500 chilometri quadrati, ha causato solo un sottile velo in superficie. Bp sta cercando di “sciogliere” la macchia con l’uso di uno “spray diluente”, che viene sparso da 32 navi e doversi aerei mandati in zona. Ma la lotta è difficile e “potrebbe non riuscire”, come dicono voci della stessa società petrolifera.
Si sono anche concluse le ricerche degli undici operai considerati dispersi dopo l’esplosione della piattaforma. Nella Deepwater Horizon erano presenti 126 persone e al momento dell’esplosione sono state ferite 17, quattro delle quali in gravi condizioni. La piattaforma conteneva 2,6 milioni di litri di petrolio, con una capacità estrattiva di 90mila litri al giorno. In corso le indagini per capire la causa dell’esplosione, per ora di parla di un tubo di trivellazione che ha innescato un’esplosione e sviluppato un incendio di vaste proporzioni.
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